L’uovo dell’Angelo – Recensione del film

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La storia del cinema è costellata da grandi capolavori che l’hanno segnata profondamente, ma sono pochi i film animati che sono riusciti a essere così tanto degni di nota: L’uovo dell’Angelo (titolo originale: Tenshi no Tamago) di Mamoru Oshii è senza dubbio uno di questi. Opera di esordio del regista realizzata nel 1985 dallo Studio Deen, L’uovo dell’Angelo si presenta come un lungometraggio criptico ed estremamente sperimentale, grazie anche alle ambientazioni particolarmente evocative e oscure ad opera di Yoshitaka Amano, famoso illustratore conosciuto soprattutto per aver lavorato alla serie di videogiochi Final Fantasy.

In occasione dell’anniversario a 40 anni dalla sua uscita, L’uovo dell’Angelo è stato presentato in grande spolvero al Festival di Cannes 2025 in una versione restaurata in 4K e proiettato nei cinema italiani proprio in questi giorni distribuito da Lucky Red, diventando un’occasione unica sia per i neofiti che per i più “navigati” di godere dell’opera sul grande schermo.

In questa recensione analizzeremo i punti cardine della pellicola, cercando gli elementi che ne fanno un indiscusso capolavoro del cinema animato (e non solo). Siete pronti?

 

L’uovo dell’Angelo, narrazione e ambientazione

Una bambina con un uovo da proteggere a tutti i costi. Un viaggiatore guerriero che vede il mondo crollare sotto i suoi occhi: sono questi i protagonisti della storia, un racconto distopico e a tratti inquietante in cui l’umanità è quasi del tutto assente. L’incontro tra queste due figure in una città distrutta da un tremendo conflitto è particolarmente intenso e misterioso, colmo di silenzi e di iniziale paura che man mano si trasforma in fiducia dell’una verso l’altro, ma che è poi destinato a sfociare in un finale tragico e ingiusto.

 

L'uovo dell'Angelo

 

La particolarità più evidente del film è soprattutto la sua narrazione estremamente ermetica e proibitiva, senza una trama ben definita, ma che man mano si dipana sprigionando tutta la sua complessità; un insieme di virtuosismi filosofici e bellezza estetica legate dalle animazioni eleganti e morbide tipiche dello stesso Oshii, che più avanti nella sua carriera riproporrà in molti dei suoi prodotti più famosi come Ghost in the Shell (1995). Una sequenza narrativa, dunque, non convenzionale e a tratti spiazzante per lo spettatore, ma che presenta tutta la sua potenza poetica e tragica grazie agli elementi simbolici rilevati.

Le ambientazioni desertiche si contrappongono a quelle piene di una città in rovina ma pulsante, quasi viva, in cui vive la piccola protagonista senza nome; molti dei suoi gesti, come raccogliere acqua da bere nelle ampolle che porta con sé, regalano piccoli momenti di purezza e semplicità, distorti successivamente dagli eventi legati alla guerra in atto nel suo mondo.

L’estetica della pellicola stupisce per la bellezza della sua intensità e atemporalità, calando i due protagonisti in una realtà sognante e irreale, probabilmente ispirati in parte dai maestri del cinema internazionale. Diversi, infatti, risultano i riferimenti all’estetica body horror dei film di David Cronenberg, in cui la tecnologia bellica dei soldati si fonde con pelle e sangue, tanto da creare sensazioni di repulsione e morbosa ammirazione negli spettatori.

 

Il simbolismo religioso

Gli elementi della pellicola che risultano particolarmente criptici sono sicuramente i diversi simboli religiosi e cabalistici, che rafforzano la sua natura sperimentale; l’arma del viandante a forma di croce, il suo racconto di una versione alternativa del diluvio universale in cui la colomba non torna indietro e l’umanità è condannata alla sofferenza, la presenza di un enorme occhio che scende dal cielo (che ricorda le figure angeliche descritte nella Cabala ebraica): sono solo una parte dei richiami alla religione cristiana (e non) disseminati per la tutta la storia.

Centrale è sicuramente la figura dell’uovo, simbolo della maternità e della nascita, enfatizzato anche dal modo in cui la protagonista lo porta nascosto sotto le sue vesti, quasi a simulare il pancione di una gravidanza. Esso è il fulcro di tutta la storia, sebbene il suo ruolo non sia mai del tutto definito fino alla fine del racconto.

 

L'uovo dell'Angelo

 

Molti di questi elementi legati alla tradizione cristiana saranno successivamente riproposti nel manga incompiuto dello stesso Oshii in collaborazione con il compianto Satoshi Kon, ovvero Seraphim 266613336Wings (1994), in cui elementi legati in particolare agli angeli vengono rivisti e riproposti in una veste diversa.

Altro elemento fortemente presente è l’acqua, da sempre legata alla vita e alla purificazione, ma che qui appare come fautrice del processo di trasformazione della protagonista da bambina a donna adulta. I due protagonisti sono legati dall’acqua a partire dal loro primo incontro, diventando una costante sul loro cammino, ma è proprio nell’acqua che si consumerà la tragedia, ovvero la perdita di un’innocenza rubata che costringerà la ragazzina a diventare adulta troppo presto, in quel mondo oscuro e desertico in cui il viandante, avendo già perso la sua purezza, vive già da tempo.

Entrambi hanno i capelli di colore bianco: da un lato rappresenta la loro innata innocenza, ma dall’altro evidenzia come essa verrà perduta da entrambi a causa della crudeltà umana. Tuttavia, a differenza del viaggiatore guerriero, la ragazzina non perderà del tutto la sua purezza, ma anzi sarà cristallizzata in una figura santificata rinchiusa in quell’occhio angelico dall’aspetto spaventoso, quasi a esserne diventata la prescelta di un progetto divino più grande e imperscrutabile.

La purezza dell’innocenza infantile è la colonna portante dell’intera pellicola, la cui perdita innesca un ciclo perpetuo di malvagità che non si spegne, ma anzi viene esasperata tanto da ricominciare in un ciclo infinito di dolore e morte.

 

L’uovo della rivoluzione

L’uovo dell’Angelo è sicuramente uno dei prodotti animati più rivoluzionari di sempre: la sua forza narrativa, l’assenza di dialoghi superflui e la sua estetica pulsante lo hanno reso icona di un’epoca in cui l’animazione era ancora in forte fase di sperimentazione e libertà ideativa. Un’opera che difficilmente si dimentica e che, con il tempo, acquista sempre più bellezza espressiva e capacità di trasmettere messaggi sempre diversi.

Un capolavoro imperdibile del cinema consigliato a tutti gli amanti del genere.