Recensione di Thunder Riders: quando i Power Rangers incontrano il giallo investigativo

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Nove volte su dieci quando ti mettono davanti a un fumetto con eroi in tuta aderente e caschi luccicanti, il cervello parte in automatico sulla sigla dei  Power Rangers. Eppure Thunder Riders mi ha tratto in inganno.

Ho iniziato la lettura di questa opera nostrana, pubblicata da Zen Comics, esattamente con un’idea precisa: mi aspettavo la classica e semplice sferzata di nostalgia anni ’90, ottima per staccare la spina e rivivere le sensazioni di quando guardavo i Super Sentai e i Kamen Rider in TV dopo scuola.

La sceneggiatura di Edoardo Rohl, tuttavia, mi ha sorpreso fin dal primo capitolo, prendendo una direzione del tutto inaspettata rispetto alle premesse iniziali.

 

I Power Rangers si tingono di giallo

Dopo una breve prefazione che ci presenta i Thunder Riders e ci racconta perché, a quasi trent’anni di distanza, hanno abbandonato le loro vite da supereroi, veniamo catapultati nel mistero.

Bastano infatti poche pagine perché la narrazione prenda una direzione ben lontana dai soliti cliché del genere. Quello che inizialmente sembra un lineare omaggio al mondo Tokusatsu si trasforma all’improvviso in un vero e proprio giallo, con un assassino misterioso da smascherare e un’indagine solida, ritmata e ben strutturata. Un’indagine che, oltre a mantenere alta la tensione, ci permette di conoscere più da vicino i protagonisti, uomini e donne che si sono lasciati alle spalle amori, dissapori e un passato tutt’altro che semplice.

Edoardo dimostra una notevole abilità nel sovvertire le aspettative del lettore: la maschera e l’armatura, elementi che ci aspetteremmo di vedere al centro dell’azione, diventano quasi lo sfondo di un’indagine tesa e complessa, in cui ogni indizio ha il suo peso e la suspense non lascia spazio a distrazioni.

Cerco di non addentrarmi troppo nella trama, per evitare spoiler e non rovinare a nessuno il piacere della lettura, ma ammetto che mai mi sarei aspettato di trovare un’opera italiana capace di parlare tanto agli amanti dei Power Rangers quanto agli appassionati di fumetti Noir.

Ed è proprio questa la sorpresa che mi ha colpito più piacevolmente e mi ha tenuto incollato alle pagine per cercare di trovare una soluzione al mistero che ha riunito degli eroi a decenni di distanza..

 

Thunder Riders Edoardo Rohl Alice Zanivan Power Ranger Jacopo Calatroni
La copertina di Thunder Riders

 

Il lavoro visivo e le atmosfere

Il comparto visivo è affidato ad Alice Zanivan, che svolge un lavoro davvero convincente, tanto sul piano strutturale quanto su quello dinamico.

I suoi personaggi sono caratterizzati da linee pulite e marcate e da un design ben definito, che li rende immediatamente riconoscibili e dotati di una forte presenza scenica. Nelle sequenze d’azione, la costruzione delle tavole accompagna il lettore con grande chiarezza, rendendo ogni combattimento fluido, leggibile e coinvolgente, senza mai creare confusione visiva.

La vera forza del lavoro di Alice, però, risiede nell’estetica generale. Anziché rifarsi al linguaggio dei classici comics americani, il suo tratto sembra richiamare direttamente le inquadrature, la composizione delle scene e il ritmo visivo delle serie Super Sentai degli anni ’90. Una scelta stilistica che si sposa perfettamente con l’anima dell’opera e che riesce a restituire quella particolare atmosfera a chi è cresciuto con quel tipo di immaginario.

In alcuni momenti, più che leggere un fumetto, sembra quasi di stare guardando una serie Tokusatsu.

 

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Una vignetta tratta dal fumetto Thunder Riders

 

La chicca nella prefazione

Un valore aggiunto al volume è rappresentato dalla prefazione curata da Jacopo Calatroni, noto direttore del doppiaggio e voce ufficiale di Spider-Man nei celebri videogiochi targati Sony.

Si tratta di una presenza particolarmente curiosa per chi conosce la storia del genere: fu infatti lo Spider-Man della serie TV giapponese del 1978 il primo eroe mascherato in assoluto a combattere i mostri a bordo di un robot gigante trasformabile, aprendo la strada all’uso dei mecha nei Super Sentai e guidando un antenato del Megazord ben prima che questa definizione venisse ufficialmente introdotta.

Supaidaman Leopardon Thunder Riders Jacopo Calatroni Spider-Man
Il Megazord di Supaidaman: Leopardon!

 

Leggete Thunder Riders!

Thunder Riders si rivela una lettura di altissimo livello, capace di trovare un equilibrio davvero riuscito tra omaggio nostalgico e thriller investigativo. È un’opera accessibile e godibile anche a chi non conosce il mondo Tokusatsu, perché alla base di tutto c’è una storia solida, ben scritta e accompagnata da un comparto artistico di grande qualità.

Ed è forse proprio questa la sua più grande forza: utilizzare un immaginario fortemente legato alla nostalgia senza lasciarsene condizionare, trasformandolo in qualcosa di nuovo e personale.

Progetti come Thunder Riders dimostrano ancora una volta quanto il fumetto italiano abbia da offrire, sia dal punto di vista narrativo che artistico, e quanto possa essere capace di proporre storie originali, ambiziose e perfettamente in grado di trovare il proprio spazio nel panorama editoriale contemporaneo.