Wonder Man, nell’oceano affollato di film e telefilm Marvel Cinematic Universe, a gennaio 2026 è arrivata su Disney+ quasi in sordina. Questa miniserie da otto puntate, creata da Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, Spider-Man: Brand new day) e Andrew Guest (Hawkeye), ruota intorno alle vicende del protagonista Simon Williams aka Wonder Man (interpretato da Yahya Abdul-Mateen II) e Trevor Slattery (interpretato da Ben Kingsley).
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Simon Williams è un attore dallo straordinario talento che però tende ad autosabotarsi. Vive nel suo piccolo appartamento in una Los Angeles che non ha niente a che vedere con VIP e glamour, inseguendo il suo sogno di sfondare a Hollywood. Il cammino di Simon si intreccia con quello di Trevor Slattery, l’attore caduto in disgrazia dopo aver accettato di fingere di essere Il Mandarino in Iron Man 3 (lo abbiamo reincontrato anche in Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli).
Quando i due scoprono che il leggendario regista europeo Von Kovak sta preparando un remake del film cult degli anni ’80 “Wonder Man”, film che Simon ama fin da quando era bambino, tra i due attori si forma un’alleanza improbabile che lentamente porta a un vero rapporto di amicizia e mentorship. Tuttavia, entrambi nascondono all’altro un segreto. Simon possiede reali superpoteri che non può rivelare di avere. Trevor è stato reclutato dal Dipartimento del Controllo Danni per spiare e raccogliere prove contro Simon.
Una storia character-driven
Nelle storie character-driven, la trama è articolata sulle motivazioni interiori dei personaggi. Qui ci troviamo davanti una dramedy intimista che come motore conflittuale principale ha i segreti di Simon e Travor, ma anche una ricerca di identità perduta che rispecchia le vite dei personaggi/attori tanto quanto quelle dei personaggi/personaggi che loro si ritroveranno a interpretare nel film Wonder Man diretto da Von Kovak.
Simon Williams aka Wonder Man
Yahya Abdul-Mateen II offre una tra le interpretazioni più sfumate e vulnerabili mai incontrate in una produzione MCU (anche se al primo posto, per me, resterà sempre la Wanda di WandaVision). Il Simon Williams che interpreta non incarna il supereroe sicuro di sé e neppure l’eroe che deve prendere confidenza con i propri poteri. Simon è un uomo qualunque: vive in un piccolo appartamento, ha una famiglia che non lo capisce veramente, una vita privata costantemente messa a dura prova dal suo stakanovismo, un talento che spesso è più condanna che dono. E ha anche dei superpoteri.
La caratterizzazione di Simon prevede i suoi superpoteri come qualcosa di contorno, al centro c’è la sua passione per il cinema che (come ogni artista sa bene) non è “solo” una passione, ma è ossessione e perfezionismo. Parliamo di un uomo che fa appunti su quali libri leggerebbe il personaggio che deve interpretare in una scena che ha il tempo di due battute. Essere un attore è la sua intera identità e vita. E, ironicamente, si ritroverà a interpretare un supereroe nel film, senza poter svelare i suoi veri poteri nella vita reale.
Trevor Slattery aka Il (finto) Mandarino
Ben Kingsley, attore premio Oscar con mezzo secolo di carriera alle spalle, trasforma quello che correva il rischio di essere un personaggio macchietta in una figura toccante e mangiata dai conflitti interiori. Trevor è un uomo che ha affrontato i demoni del proprio passato e il proprio alcolismo, non senza difficoltà, e ora si ritrova a fare i conti con le conseguenze delle sue azioni precedenti. La dualità di Trevor come mentore di Simon ma anche spia riluttante crea una tensione drammatica che sostiene quasi tutta la serie. Più conosce Simon, più forte e sincero diventa il loro legame, più difficile diventa per lui portare avanti il suo incarico governativo.
Trevor e Simon formano una bromance la cui chimica è cuore della serie: il giovane uomo insicuro e l’anziano eccentrico, l’attore agli inizi con grandi sogni di gloria e quello disilluso, l’americano serio e l’inglese teatrale. Le loro energie si amplificano e completano a vicenda, tanto sullo schermo “reale” (Abdul-Mateen II/Kingsley), quanto dentro allo schermo (Simon/Trevor), quanto nel “meta”-schermo del film di Von Kovak (Wonder Man/Barnaby).
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Critiche mosse a Wonder Man
Complice una campagna marketing minimalista che suggeriva scarsa fiducia nel progetto da parte dello studio, quando la serie è uscita su Disney+ molti fan del MCU neanche sapevano della sua esistenza. Come per qualsiasi altro prodotto, c’è chi ha amato questa serie e chi l’ha criticata. Principalmente, le critiche mosse a Wonder Man sono di tre tipologie:
Disconnessione da MCU
La prima critica mossa a Wonder Man riguarda la disconnessione dagli altri progetti MCU. In effetti, questa è una serie che potrebbe essere vista e capita, seppur con qualche perdita, anche da chi è completamente a digiuno di film e telefilm Marvel. Ma è veramente un punto a sfavore? Non eravamo arrivati a criticare la Marvel perché si stava allargando troppo e non era corretto che costringesse le persone a guardare anche le serie tv?
Mancanza di tensione narrativa
Secondo punto di critica: la mancanza di tensione narrativa. Ora, se per tensione si considera la tensione scatenata dall’adrenalina delle scene di azione, è vero, questa serie non ne ha. Ma la tensione narrativa non è equivalente all’azione. Se invece si pensa che la scoperta precoce da parte dello spettatore dei due segreti di Simon e Trevor uccida la tensione, anche qui si è in errore. La tensione non è capire il segreto, ma scoprire come i due personaggi gestiranno il proprio segreto e lo svelamento di quello dell’altro, man mano che l’amicizia tra i due si fa sempre più genuina e profonda.
Una staticità teatrale
Terzo punto di critica: la teatralità della serie. Troppi dialoghi, ritmo percepito come lento e statico. Qui in parte ci ricolleghiamo alla mancanza di tensione narrativa. Il ritmo di una storia non viene dato unicamente dall’azione. Chi è abituato alle costanti scene action della maggior parte dei prodotti MCU potrebbe trovarsi davanti a una serie che rischia di non soddisfare quelle scariche di adrenalina dei combattimenti dei supereroi. In Wonder Man c’è una scena di azione, ed è breve e non centrale. Ma è perfetto così com’è, perché, come detto, questa è una dramedy intimista e resta nella dimensione intima tra i personaggi.
Tematiche di Wonder Man
Oltre a essere stato definito e scritto come una lettera d’amore a Hollywood, ad aver attinto dalle vite personali della writers’ room per quanto riguarda le difficoltà che ruotano intorno al desiderio di realizzare il proprio sogno, e a voler dipingere una Los Angeles reale, più malinconica e alla portata di tutti, Wonder Man porta avanti tre tematiche principali che si intrecciano e sbocciano nelle storie dei due co-protagonisti.
Il meta-commento sulla superhero fatigue
Attraverso il dispositivo narrativo di un remake in-universe del film cult degli anni ’80 “Wonder Man”, la serie riesce a portare sullo schermo e commentare una “stanchezza da supereroi” che tanto il pubblico fittizio all’interno della serie quanto quello reale stanno vivendo. Una superhero fatigue causata dal sovraccarico di contenuti che ruotano intorno alla figura del supereroe. Forse, anche per questo motivo è stata scelta una messa in scena a prevalenza dialogica e un mood malinconico e intimista. Di serie action sui supereroi ne abbiamo già tante. Questa fa altro, e lo fa benissimo.
Le due facce della stessa medaglia
Arte: passione, vocazione, creatività. Arte: ossessione, maledizione, sacrificio. E il lato oscuro lo conosce e comprende unicamente chi lo vive. La nostra è una società abituata a guardare delle professioni artistiche solo il lato scintillante e positivo, quello che sembra facile oppure fortuna oppure vocazione. La verità è che la fortuna capita a una persona su un miliardo e solo con la vocazione non ci fai niente.
La verità, purtroppo, è che a volte le produzioni preferiscono attori mediocri a quelli che prendono fin troppo sul serio un ruolo di serie C, solo perchè gli attori mediocri sono più facili da gestire. Simon ci mostra come dietro ogni artista che prende l’arte seriamente ci sia una persona che modella la sua vita in base a un sogno che chissà se mai realizzerà. Però fa di tutto nella speranza di arrivarci, porta in faccia dopo porta in faccia.
Amicizia e mentorship
Se segreti e identità sono il motore conflittuale della serie, l’amicizia ne è il cuore. Wonder Man è una serie su come le relazioni giuste al momento giusto possano trasformare e arricchire. Trevor insegna a Simon a essere più spontaneo, a fidarsi del proprio talento naturale, a tenere il proprio ego sotto controllo. Simon ricorda a Trevor il motivo per cui si era innamorato della recitazione, quello slancio iniziale e un po’ ingenuo che il mentore ha perso. Non c’è bisogno di combattimenti o di minacce cosmiche, ascoltarli discutere di tecniche attoriali e vederli costruire un’amicizia basata sull’amore che entrambi provano per la propria arte è tutto ciò di cui questa serie ha bisogno.
Conclusioni
Wonder Man è una delle migliori produzioni MCU degli ultimi anni, complici anche le perfette interpretazioni dei due attori co-protagonisti. L’intera stagione segue il viaggio di recitazione e scoperta identitaria di Simon mentre ottiene il ruolo principale nel remake di un film che lo ha accompagnato per tutta la sua vita. Sì, è vero, non è per tutti, ma smettiamola di pensare in partenza che ogni film o telefilm dovrebbe accontentare tutti.
Questa serie rappresenta una dichiarazione d’intenti su cosa può diventare il Marvel Cinematic Universe quando ha il coraggio di andare fuori dai propri schemi, rallentando e spostando l’attenzione dall’epicità delle lotte supereroistiche all’eroicità dell’arte e della quotidianità.
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