Hakuna Mufasa, miei cari lettori! Mufasa è la produzione disneyana che ha concluso la stagione cinematografica 2024. La storia del nostro amato Re, del padre di Simba e delle origini della sua rivalità col fratello Scar. Potevamo non offrirvi una nostra modesta opinione al riguardo? Ovviamente no.
Come la maggior parte dei live-action prodotti dal noto marchio, anche per quest’ultimo pare non siano mancate le critiche. Ma ci sono anche delle note positive in questo lungometraggio. Curiosi di conoscerne alcune? Ecco a voi, dunque, la lista di 3 cose positive e 3 negative sul film.
Indice
Toggle3 note positive su Mufasa
Come abbiamo già accennato, non sono mancate critiche a questa nuova opera, ma sarà davvero così indecente? Non potremmo cercare di vedere il lato positivo? Iniziamo da qui.
1 – Il tema del diverso
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Il tema centrale è quello del “diverso”, dell’emarginato, che viene trattato in modo esemplare. Ogni personaggio porta con sé una caratteristica di questo argomento: Mufasa viene considerato un randagio, estraneo nella famiglia di Taka che l’adotta, ma crede ai legami di sangue; Rafiki viene considerato strano dal suo gruppo di scimpanzé, che decide di esiliarlo (diciamolo, un po’ lo è strano, ma da filosofa prendo le sue parti). Sarabi è l’unica sopravvissuta del suo clan, distrutto dai leoni bianchi, e si trova a vagare per le terre da sola col suo consigliere Zazu.
Tutti questi personaggi si trovano a congiungersi casualmente nel cammino della trama, dei singoli ramoscelli che insieme riescono a creare un fuoco, un’unità coesa e forte nonostante abbiano origini differenti, ma soprattutto siano di razze differenti. In questo primo caso, il tema dell’emarginazione e del diverso vengono rappresentati come punto di forza e non come un difetto, in quanto ogni protagonista mette a disposizione le proprie qualità per raggiungere un obiettivo comune, distruggendo le barriere del pregiudizio.
Ma vi è anche un secondo significato: il tema del diverso culmina con la presenza degli emarginati, gruppo di leoni dalla pelliccia bianca aventi come unico scopo quello di distruggere gli altri branchi e prendere il controllo del territorio. Essi incarnano il frutto di una società che disprezza il diverso e lo respinge, nonostante questo sia della propria stessa razza; come dice Rafiki, il non essere compreso e accettato dal proprio clan segna ferite pesanti nell’anima e il desiderio di voler distruggere.
Kiros è l’incarnazione del frutto della società moderna: piena di stereotipi e modelli impossibili da seguire, che rigetta coloro che non seguono i canoni da essa dettati, rendendo i soggetti emarginati e tristi, feriti nell’anima e per questo pieni di odio o costretti all’isolamento.
2 – I personaggi secondari
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Dovrebbero fare da contorno agli eventi lasciando la gloria ai protagonisti principali, ma in questo caso la presenza di Rafiki e Zazu rende la narrazione molto più leggera e divertente. A volte facendo pure credere che, oltre a Mufasa, anche Rafiki possa prendere le redini centrali del racconto. Del resto “Non si può raccontare la storia di Mufasa senza quella di Rafiki”.
In italiano Zazu è doppiato dal fantastico Riccardo Suarez, sicuramente l’avrete conosciuto con Angel Dust in Hazbin Hotel. La sua voce rende giustizia a una figura precisa e divertente quale è Zazu, dando freschezza e quel tocco di divertimento che non guasta (contrariamente alla presenza di Timon e Pumbaa, forse un po’ fuori luogo in molte parti del film).
Rafiki è doppiato da Edoardo Stoppacciaro. Anche lui riesce a impersonare totalmente un personaggio complesso come quello del narratore e filosofo. Saggio e autoritario quando serve, anche lui alla ricerca del proprio destino e portatore di un messaggio importante: tutti possono essere fratelli, nonostante il legame di sangue, nonostante le differenze, tutti uniti nel grande cerchio della vita.
3 – Paesaggi e dettagli
Guardando il primo live-action de Il Re Leone, sembra che in molti non apprezzino il tipo di animazione che la Disney propone in questo genere di prodotti, ma, vi devo dire, in questa pellicola sono molti i dettagli che non passano certo inosservati.
Le ambientazioni ad esempio sono realistiche e ben realizzate, dai colori vivaci di Milele ai deserti aridi ed erbosi delle steppe dell’Africa: i due paesaggi sono opposti l’uno all’altro e rendono bene l’idea di due mondi totalmente differenti; tra cascate, corsi d’acqua e dighe, ogni dettaglio dà valore alla storia. Come il paesaggio dato dalle montagne innevate con i suoi cristalli verdi e blu, dove Mufasa e Sarabi confessano i loro sentimenti rendendo la scena ancora più suggestiva. Il dettaglio maggiormente valorizzato però è stato la nascita della rupe dei re, conseguenza di una ardua battaglia contro il nemico, come un trofeo sceso per far sorgere un nuovo re e una nuova era.
I personaggi sono inoltre curati in ogni caratteristica fisica, dai nemici – diversi per colore di pelliccia – ai tratti estetici di ogni leone, ognuno avente una particolarità che lo contraddistingue (come colori più sbiaditi per indicare la longevità del vero padre di Mufasa). Anche Rafiki e Zazu sono rappresentati con connotazioni molto simili a specie originali, con i propri colori e dettagli per renderli ancora più reali nel paesaggio circostante.
3 note negative su Mufasa
E ora passiamo alle note dolenti, quelle che hanno fatto un po’ storcere il naso a tutti noi.
1 – La storia
Primo tasto dolente è proprio la trama, infatti sembrano esserci diverse versioni e storie su quello che dovrebbe essere il passato di Mufasa. La prima la troviamo racchiusa in dei libri redatti dalla Disney stessa, in cui Rafiki (e chi se no?) racconta una storia secondo cui Mufasa e Taka (vero nome di Scar, almeno in principio) siano fratelli di sangue, figli di Ahdi e Uru, ma col primo preferito rispetto al secondo.
I rapporti tra Taka e la famiglia si sarebbero incrinati quando il padre decise di rompere una promessa fatta al primogenito per occuparsi delle questioni del regno. Nello specifico quelli della mancanza di acqua, unica cosa coerente rispetto al film. Più o meno sembra questa la versione più gettonata dell’intreccio narrativo, ma ci sono altre varianti, tra cui quella secondo cui Taka si sarebbe procurato la verità cercando di mettere in ridicolo Mufasa rispetto a lui.
Una seconda versione la troviamo all’interno della serie The Lion Guard, lanciata sugli ormai persi canali di Disney Junior. Simba racconta ad un altro suo figlio, Kaion, di come Scar volesse prendere il posto di Mufasa: avendo ereditato il potere del ruggito ed essendo stato messo al comando della Guardia del Leone tentò di prendere il potere, ma finì per perdere il suo dono a causa delle sue azioni malvagie. Un racconto più bambinesco, certo, ma pur sempre un’altra versione della storia.
Qual è dunque la verità? Perchè Disney ha voluto stravolgere così un racconto di per sé già complicato? Secondo il parere di chi scrive qui si fa solo un’enorme confusione, la Disney poteva aiutare a comprendere meglio il racconto e invece, come spesso accade, ha preferito concentrarsi su ben altri aspetti, tralasciando la verità. Per non parlare poi della faida dei due fratelli per l’amore di Sarabi… veramente banale.
2 – Canzoni poco promettenti
Non stiamo parlando della colonna sonora, ma delle canzoni che avrebbero dovuto avere un ruolo chiave per far comprendere lo stato d’animo dei protagonisti.
I Classici Disney sono meravigliosi anche per il loro repertorio musicale, che ci fa cantare, ballare e sognare ancora oggi pur avendo superato l’età infantile, ma soprattutto racchiudono in sé significati, descrizioni e rivelano molto dei personaggi con cui entriamo in contatto. Sapevamo benissimo di non poterci aspettare canzoni degne dei migliori dischi d’oro del mondo, ma, in questo caso, la maggior parte dei testi risulta banale e senza un vero significato. Il ritmo è discreto, i cantanti presi in considerazione degni di nota, ma ci aspettavamo decisamente di più.
Prendiamo come esempio la canzone di Kiros: essa doveva rappresentare la rabbia di una figura emarginata, disposta a tutto pur di vendicarsi della propria estraniazione, invece sembra essere un motivetto semplice e insulso su un gatto che insegue un topo: “Bye Bye, sarò il tuo incubo“. Anche la prima canzone sembra seguire la stessa lunghezza d’onda: questa inizia il percorso sul tema della fratellanza, vista non solo come legame di sangue, ma come un rapporto ben più intimo, però sembra soffermarsi esclusivamente sulla gioia di avere un fratello e mette i primi paletti nella relazione tra Mufasa e Taka in maniera fin troppo banale.
Parole semplici, scontate e poco accattivanti, dunque, quelle che caratterizzano questa pellicola. L’unica canzone che rimane impressa è quella di Mufasa e Sarabi, dimostrando l’intensità del loro amore appena sbocciato e i sensi di colpa di Mufasa per provare questi sentimenti nei suoi confronti. L’interpretazione di Elodie e Luca Marinelli rende questa canzone dolce e melodica, profonda e romantica, portando lo spettatore a rivedersi nelle emozioni dei due protagonisti, il riconoscersi l’un l’altro come due metà che si scelgono a vicenda.
3 – Elementi poco valorizzati
In questa storia, è vero, molti personaggi vengono raccontati rivelando dettagli che nelle altre pellicole mancavano, ma nonostante questo il tutto sembra troppo marginale, troppo accozzato e messo lì senza dare troppe spiegazioni. Avremmo forse voluto vedere un Mufasa più saggio, più temerario e coraggioso di quanto non si veda nel film; certo parliamo pur sempre della sua infanzia, dunque è giusto porlo sotto una luce ancora acerba, ma forse si è esagerato un po’.
Torniamo sulla banalità del tradimento di Taka nei confronti di Mufasa. Davvero il leone che fino a poco tempo fa era entusiasta di avere finalmente un fratello, può allearsi con degli esseri malvagi per una leonessa? Lo Scar che abbiamo sempre ricordato e conosciuto sprigionava malvagità da ogni angolo, terribile, subdolo e minaccioso, capace di tutto, ma sembra che la Disney abbia ormai dimenticato quei cattivi con la C maiuscola, che lo erano nell’anima e facevano venire i brividi solo a nominarli.
Inoltre, ricordiamo che nell’originale Classico Scar stesso sottolinei come debba mettersi da parte rispetto a Mufasa in quanto inferiore a forza, ma lo superi in intelligenza e questo, miei cari lettori, nella pellicola non è minimamente preso in considerazione. Forse ci saremmo aspettati molto di più, una sfida al trono maggiormente combattuta, in cui i due, costretti a sfidarsi, dimostravano il proprio valore, ma non è stato così. Cosa ne pensate?
Maledetti flashback
Decidete voi dove collocare quest’altro approfondimento, ma il film è pieno zeppo di flashback, per cui non puoi fare a meno di saltare dalla sedia. Parliamo di alcune scene particolari in cui vediamo Taka prendere Mufasa, che rischia molto spesso di cadere, piantandogli gli artigli sulle sue zampe per poi aiutarlo. La visione della morte del nostro amato protagonista risuona inesorabilmente nelle nostre menti alla vista di questi momenti: la paura di rivivere inaspettatamente quella scena faceva vibrare il nostro cuore si tristezza perché, diciamocelo chiaramente, quella è stata una delle scene maggiormente traumatiche della nostra infanzia ed è impossibile dimenticarla.
A voi è piaciuto questo nuovo live-action? Vi aspettavate di più?