Moon Knight: Il lato oscuro della Marvel

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Who is Moon Knight? Sicuramente una domanda lecita da porre, visto il chiacchiericcio dell’ultimo periodo riguardo questo criptico personaggio.

Come sappiamo i Marvel Studios hanno deciso di realizzare una serie tv dedicata a questa particolare figura che presto si unirà alla scuderia delle altre produzioni fresche di realizzazione (WandaVision che ha debuttato da pochissimo, Falcon and the Winter Soldier e Loki).

Un prodotto sicuramente coraggioso nel voler presentare uno dei figli meno noti della Casa delle Idee, conosciuto ai più solo per un’idea, nell’immaginario collettivo, decisamente sbagliata: la convinzione che sia una sorta di copia di Batman. Un approfondimento sul personaggio di conseguenza è doveroso, trattandone i molteplici aspetti che contraddistinguono il giustiziere incappucciato e la sua evoluzione nel tempo.

 

Moon Knight 1

 

In realtà i due condividono ben poco e di certo il cavaliere lunare non è né un’emulazione del più noto cavaliere oscuro, né – come direbbe qualcuno poco informato – il fratello sfigato.

Le uniche similitudini, se così si possono definire, riguardano la predilezione di voler agire con il favore della notte e l’essere entrambi dei vigilanti, più nello specifico della schiera del antieroi: eroi poco convenzionali che hanno una propria filosofia su come vada perseguito il bene, utilizzando metodi eccessivamente violenti o poco ortodossi nella lotta al crimine.

Le origini

La storia del personaggio ha inizio non su una propria testata ma su Werewolf by Night, in cui Douglas Moench (testi) e Don Perlin (disegni e colori) contribuiranno creativamente alla nascita di Moon Knight nel 1975, inserendolo nella storia intitolata “lotta contro gli infernali”( #32 e #33): un breve arco narrativo diviso in due parti che vedrà il cavaliere lunare interpretare il fugace ruolo di antagonista di Licantropus.

Nello specifico si decise di introdurre un mercenario assoldato dall’organizzazione denominata “Il Comitato” per braccare il licantropo Jack Russell e catturarlo. Anche sullo stesso nome vi furono delle riflessioni, in quanto inizialmente Moench voleva chiamare il personaggio Moonblood – per caratterizzare questo nuovo antagonista rievocando nell’immaginario una certa violenza – ma vista l’abitudine abbastanza frequente della parola sangue si optò per Moon Knight, grazie alla possibilità di silenziare la k di Knight (cavaliere) e trasformarla in Night (notte), rendendolo così più suggestivo all’ascolto una volta pronunciato.

 

Moon Knight 2

 

Durante lo svolgersi della trama vedremo questo Moon Knight ancora embrionale che, una volta venuto a conoscenza dei reali intenti dell’organizzazione, decide di allearsi con il suo avversario per aiutarlo a scappare, rimediando così al suo errore di collaborare con delle persone tanto prive di scrupoli.

Ovviamente il destino editoriale avrà in serbo per Moon Knight altri palcoscenici ben più nobili di una semplice  comparsa, anche se quesra figura sarà costretta a fare la gavetta ancora per qualche anno. Limitandosi inizialmente a sporadiche apparizioni, ha l’opportunità nel 1980 di esordire come protagonista su una propria testata – grazie anche al sostegno del Re Mida Denny O’Neil, all’epoca editor in casa Marvel, che apprezzò molto questa nuova creazione – e poter mostrare tutto il suo potenziale.

 

Un punto di svolta

Doug Moench può rielaborare meglio il personaggio grazie anche alla collaborazione di un giovanissimo Bill Sienkiwicz (all’epoca artista alle prime armi). Assieme lavoreranno alla strutturazione di Moon Knight e del suo variopinto mondo, approfondendolo tramite un arco complessivo di 30 numeri che segneranno il punto di svolta.

 

Moon Knight 3

 

Il personaggio viene così sviluppato con un proprio background che vedrà il numero di apertura dedicato alla  genealogia di Moon Knight, e gli antefatti che sono stati necessari affinché il candido mascherato potesse nascesse.

 

L’inizio di tutto

La storia intitolata “Il macabro Moon Knight” e ambientata in Sudan ci permette di fare la conoscenza di Marc Spector, mercenario al servizio di un criminale chiamato Bushman: un pazzo squilibrato che non si fa scrupoli a uccidere chiunque tenti solo di contraddirlo mettendo in discussione la sua leadership.

L’uccisione del Dr. Peter Alraune, ennesima vittima dello spietato villain, spinge Spector a reagire e ribellarsi dopo aver ascoltato le ultime parole dell’uomo morente, pregando il mercenario di aiutare sua figlia Marlene. Ovviamente proverà ad aiutare la ragazza ma quest’ultima, ancora scioccata e addolorata, lo ritiene responsabile dell’omicidio, e preferisce cavarsela da sola.

Bushman purtroppo avrà la meglio sul coraggioso mercenario, per poi essere tramortito e abbandonato nel deserto. Qui sarà costretto a vagare nella sperduta marea di sabbia sotto i cocenti raggi di un sole infernale; dopo essersi ripreso si ritroverà in fin di vita e sopravvivrà grazie al soccorso di alcuni autoctoni durante la notte.

 

Moon Knight 4

 

Autoctoni che in verità si riveleranno servi di un antichissimo culto: Spector viene così condotto all’interno della tomba dell’antica divinità Konshu. Come pervaso da nuova linfa vitale, Marc Spector si ridesterà improvvisamente e da quel momento crederà di essere Moon Knight, il servitore del Dio della Vendetta.

 

Chiari e scuri: un mondo a 4 facce

Altro aspetto molto importante di Moon Knight – sicuramente la caratteristica più curiosa – sono le multiple identità che lui utilizza nella vita quotidiana: strati di personalità che si è creato e cucito addosso come degli abiti su misura, per muoversi più agevolmente ed essere sempre informato su tutto.

Ogni alter ego ha un proprio micromondo che lo circonda (con specifici comprimari che fanno parte di diverse estrazioni sociali) a seconda della personalità che prende il controllo in un dato momento:

1. Marc Spector (il cupo mercenario)
2. Steven Grant (l’affascinate miliardario)
3. Jack Lockley (l’allegro tassista)
4. Moon Knight (devoto araldo di Konshu)

 

Moon Knight 5
“Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!” Sei personaggi in cerca d’autore – Luigi Pirandello

 

Marlene Alraune dopo i fatti in Sudan diviene epicentro e amore della vita di questo substrato di personalità multiple tanto complesso conosciuto come Moon Knight: il miliardario Steven Grant sembra essere la personalità maggiormente affine al carattere della fascinosa bionda, anche se quest’ultima afferma di amarlo a prescindere da chi prevalga.

Oltre la sua compagna di vita, vi sono specifici personaggi che possiamo definire spalle ideali per ognuno degli alter ego:

  1. Marc Spector sicuramente fa più affidamento sul suo inseparabile amico di mille avventure Jean-Paul DuChamp, soprannominato Frenchie. Un mercenario di professione come lui, che funge supporto per lo studio dei piani, nonché importante risorsa come meccanico e inventore.
  2. Steven Grant viene spesso utilizzato come sostegno economico, quindi i suoi stessi soldi potrebbero essere definiti un valido alleato insieme alle innumerevoli conoscenze che ha, oltre che affidarsi all’amata Marlene e in alcuni casi al suo buon maggiordomo Samuels.
  3. Jack Lockely tra tutte è sicuramente la personalità più ricca di alleati, e ha il vantaggio di sfruttare una base operativa – la tavola calda – dove fa colazione e si incontra con la sua rete di informatori: Bertrand Crawley (sempre un passo davanti agli altri nel reperire notizie), Gena Landers (la proprietaria della tavola calda) e i suoi figli.

 

Come un mosaico composto da tasselli che formano il quadro d’insieme, così tutte queste sfumature di vita quotidiana compongono Moon Knight. Ognuna è importante per uno scopo, e se venisse a mancare anche uno solo di questi tre pilastri, inevitabilmente il personaggio crollerebbe su sé stesso, perdendosi in un vuoto esistenziale senza ritorno.

 

Innovazioni e concetti

Molti autori hanno provato a interpretare a loro modo Moon Knight, cercando di comprendere il delirio mentale di un personaggio più complesso di un cubo di Rubik. Lavoro sicuramente non semplice per una figura spesso trattata come reietto dalla stessa comunità supereroistica (tanto nei vari crossover quanto e storie parallele) a causa del suo carattere volubile.

Un problema quello dell’integrazione che autori come Charlie Huston (immagine di sinistra: artista David Finch) e Brian Michael Bendis (immagine di destra: artista Alex Maleev) hanno provato ad analizzare con delle opere che inquadrassero lo status di Moon Knight, oltre che soffermarsi sul carattere schivo e complesso.

 

Moon Knight Maleev

 

Le due visioni, benché godibili, non riescono a lasciare un segno evidente per la maturazione e il background del personaggio, limitandosi a raccontare due prospettive del presente in cui vive. Un’operazione di riesumazione di questo antieroe – tenuto in naftalina – che prova a lottare con le unghie e coi denti nel difficile contesto in cui vive, per cercare di rimane a galla: una realtà fatta d’intolleranza, insicurezza e dipendenze da farmaci che frantumano ancor di più la sua mente fin troppo spezzata.

Coloro che però hanno saputo interagire meglio con il personaggio (e non me ne vogliano Huston, Bendis, Bunn, Wood, Bemis e compagnia bella…) sono stati Warren Ellis con il suo volume “Dalla Morte” (prima opera di una complessa trilogia scritta da più autori, tra cui i sopracitati Bunn e Wood), e soprattutto Jeff Lemire con la sua splendida trilogia Lunatico, Reincarnazioni, Nascita e  Morte. Due splendide strutturazioni che hanno saputo elevare Moon Knight su un altro livello rispetto i lavori dei loro predecessori.

 

Moon Knight Shalvey 1

 

Ellis per primo ha avuto il merito di inserire un nuovo alter ego tra le molteplici identità del protagonista. Sfruttando l’escamotage di dar vita a una sotto copertura chiamata Mr. Knight – brillante intuizione narrativa – l’autore struttura il volume in sei storie, intrise dalla prima all’ultima pagina di puro hard boiled.

La tematica investigativa, unita all’approccio rude del personaggio, diventano cardini dell’opera. Mr. Knight non si risparmia dall’estorcere informazioni ai malcapitati anche con la forza, incarnando le intuizioni e la filosofia dei vecchi fumetti pulp.

Ovviamente nota di merito va riconosciuta e attribuita all’impeccabile lavoro artistico di Declan Shalvey, che riesce a entrare in perfetta simbiosi con l’autore britannico. Realizzando un esempio magistrale di storytelling, il disegnatore mostra quanto esso sia importante nella funzionalità della narrazione, dando ritmo alla lettura come se dinnanzi avessimo un’opera cinematografica.

 

Moon Knight Shalvey 2

 

Warren Ellis scava a fondo nel disturbo dissociativo del personaggio, e lo stesso Konshu viene analizzato come un riflesso della stessa personalità di Spector: la serie ci fa dubitare se sia realmente un araldo in missione per conto di un dio egizio, o un uomo fuori di testa che ha creato tutto un modo così da giustificare il suo disturbo mentale di cui soffre.

 

La svolta narrativa

 

Moon Knight Smallwood 1
Chi è più pazzo: Il pazzo o il pazzo che lo segue? Obi-Wan Kenobi

 

Il ciclo di Lemire e Greg Smallwood è sicuramente quello che più di tutti pone la lente d’ingrandimento sull’aspetto puramente introspettivo. Prima ancora che sul problema del personaggio e la sua missione, il focus è su Marc Spector, Steven Grant, Jack Lockley che, come dicevo più sopra, sono tutti lineamenti del medesimo volto, quello di Moon Knight.

L’autore canadese si concentra sulla componente schizofrenica, aprendo la storia con il protagonista rinchiuso in una clinica psichiatrica, senza avere memoria del perché sia ricoverato. Il disturbo di cui è affetto Spector è un grande spunto per Lemire, che gli dedica molto spazio: il lettore è accompagnato in un tour che analizza, scompone, disseziona e tratta gli aspetti più intimi dell’uomo che si nasconde sotto la maschera, ancor prima che del cavaliere lunare.

Questo ciclo è talmente ricco di dettagli sul personaggio da spaccarne il capello in quattro, per deliziarci con una delle run più brillanti dell’ultimo decennio in casa Marvel.

 

Moon Knight Smallwood 2

 

Anche in questo caso la componente artistica gioca un ruolo importante. Uno Smallwood in stato di grazia si conferma pagina dopo pagina una scelta azzeccatissima, reduce dalla sua collaborazione su Black Out insieme a Giuseppe Camuncoli, e Brian Wood sempre per Moon Knight.

Il termine più azzeccato sarebbe una pennellata di armonia, il potenziale lettore non potrà che essere deliziato da questa sorta di affreschi catturati in tavole; significativo il lavoro svolto anche dalla colorista Jordie Bellaire, che dimostra tutta la sua bravura. Un comparto artistico di tutto rispetto che si sposa alla perfezione con la storia scritta da Lemire: si ha quasi la sensazione che vi sia stato uno sprone reciproco per dar vita a questa rivoluzionaria serie.

 

Moon Knight Smallwood 3

 

La trilogia “Lunatico – Reincarnazioni -Nascita e Morte” scava a fondo tra gli spauracchi e le angosce di quest’uomo che ha dedicato la sua intera esistenza alla maschera, immergendolo in uno stato di coscienza che lo spingerà ad esplorare la parte più intima del suo essere.

Una lotta – per citare Friedrich Nietzsche – con il proprio abisso, da cui non potrà evitare il confronto e,  conseguentemente, far riemergere tutti gli aspetti più torbidi di un mondo caleidoscopico e trasformazioni incessanti del proprio io: il concetto stesso su cui fonda Moon Knight.

 

Conclusioni

Ormai il personaggio ha acquisito una sua dimensione narrativa, che lo ha reso – soprattutto dopo i clici straordinari appena esaminati – una figura con una stabilità editoriale all’interno dell’universo Marvel. Una testata in grado di offrire nuovi territori da far esplorare a chi ne ha preso in mano le redini (Max Bemis), ma soprattutto una preziosa eredità da cui ripartire.

 

Moon Knight 6

 

Cosa aspettarsi dunque dalla trasposizione sul piccolo schermo? La curiosità su come sarà scritto il soggetto e cosa riguarderà la trama della serie tv è molta, allo stesso tempo però i timori che Moon Knight non venga capito dal pubblico sono in agguato, e in fondo essere un eterno incompreso è un ruolo che lo ha sempre contraddistinto.
Good luck Marc!

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