È il 19 Luglio 2025 e mi aggiro per Rimini, che per qualche giorno è diventata la capitale italiana di tutto ciò che è fumetto, animazione e cultura pop. Per strada incrocio Sailor Moon che discute con Spider-Man, mentre un gruppo di ragazze balla K-pop davanti ai palchi di Piazzale Fellini. È Cartoon Club e RiminiComics, un festival che ogni anno raduna disegnatori, doppiatori, fan accaniti e semplici curiosi. Ma quest’anno, più degli altri, sono qui per un incontro speciale: Milo Manara, maestro assoluto della nona arte, è ospite d’onore e protagonista di una giornata memorabile.
Entro nella Palazzina Roma, sede dell’incontro con Manara, e la sala è piena: intravedo capelli bianchi accanto a teste giovanissime, a dimostrazione che le grandi storie non hanno età. Sul palco, Manara parla con Paolo Guiducci del festival e racconta aneddoti incredibili della sua vita e delle sue amicizie leggendarie con personaggi come Hugo Pratt, Alejandro Jodorowsky, e soprattutto Federico Fellini. E quando comincia a raccontare dei tre misteriosi episodi legati all’iconico cappello del regista riminese, capisco subito che non si tratterà di un incontro qualsiasi, ma di una giornata destinata a restare impressa nella memoria di molti, compresa la mia.
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Indice
ToggleQuando Milo incontrò Fellini (di nascosto): “8 e mezzo” e un biglietto non pagato
A Piazzale Fellini i cosplayer rumoreggiano mentre Milo Manara racconta. Lo ascolto dalla mia sedia, incuriosito dal modo leggero con cui il Maestro narra storie incredibili. Parte da un ricordo di quando era ragazzo, negli anni ’60: voleva disperatamente vedere 8 e mezzo di Federico Fellini, che però era stato vietato ai minori di 18 anni. Lui era minorenne, ma non aveva alcuna intenzione di rinunciare.
«Così sono entrato in sala di nascosto, sgattaiolando mentre la signora del botteghino era distratta», racconta con un sorriso sornione. In sala ridiamo tutti, immaginando un giovanissimo Manara, ignaro che proprio quel regista, il grande Fellini, sarebbe diventato suo amico e ci avrebbe collaborato in futuro. Sembra quasi una delle storie che l’artista veronese avrebbe potuto disegnare lui stesso, e invece è vita vera.
Il cappello magico di Fellini: in un negozio a Torino con Gustavo Rol
La conversazione prosegue e Manara inizia a parlare del famoso cappello di Fellini. Quel cappello che è diventato negli anni simbolo del regista, protagonista involontario di tanti ritratti e fotografie. «La prima volta che finì sulla testa di Fellini fu grazie a Gustavo Rol, il noto mago di Torino», rivela Manara, e subito la sala si fa silenziosa. Tutti pendono dalle sue labbra.
Era una uggiosa giornata torinese, quando Rol e Fellini entrarono in un negozio di cappelli. Gustavo Rol, con un gesto teatrale e improvviso, schioccò le dita. Una scatola cadde da uno scaffale, e al suo interno c’era proprio lui: il cappello che avrebbe accompagnato Fellini per il resto della sua vita. «Un cappello quasi predestinato», scherza Manara. Sorrido immaginando la scena, degna delle atmosfere surreali di cui sono maestri entrambi: Fellini col cinema, Manara con i fumetti.
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La piramide Maya e il cappello volante: Fellini e Andrea De Carlo sulle orme di Castaneda
Manara non si ferma e racconta un altro episodio altrettanto surreale e magico. Stavolta Fellini è in Messico con lo scrittore Andrea De Carlo, impegnato in un viaggio mistico sulle tracce dello sciamano Carlos Castaneda. «Salirono su una piramide Maya, ma il buio li sorprese, costringendoli a scendere lentamente, tra ansia e nervosismo», racconta il fumettista. «Fellini, irritato, prese il cappello e lo lanciò giù dalla piramide, forse per sfogare la frustrazione del momento».
Tutti ci aspettiamo la conclusione, ma il Maestro sa come mantenere la suspense. «Quando arrivarono finalmente alla macchina, il cappello era lì, ad aspettarli». Il pubblico rumoreggia stupito, storie del genere sembrano pura magia felliniana, non possono essere soltanto coincidenze. L’artista conclude sorridendo, consapevole di averci regalato un altro frammento della vita straordinaria di Federico Fellini.
Il cappello sul Raccordo Anulare: Fellini, Manara e un operaio Romano
Manara si prende qualche istante prima di proseguire, quasi a gustarsi la reazione del pubblico. Sorride e riparte con il terzo episodio dedicato al cappello più famoso della storia del cinema italiano. Questa volta l’aneddoto lo vede protagonista diretto insieme a Federico Fellini. Si trovano a Roma, sul set di un film del cineasta riminese a Cinecittà. Arrivata l’ora di pranzo, decidono di prendere l’auto e andare a mangiare fuori città, oltre il Grande Raccordo Anulare.
Ma il destino ci mette lo zampino: mentre guidano, un colpo di vento improvviso strappa il cappello dalla testa di Fellini, facendolo volare via tra auto, camion e il caos infernale del traffico romano. Fellini osserva il cappello sparire con un misto di rammarico e rassegnazione, ma senza dire molto.
Al ritorno, bloccati nel traffico, qualcuno bussa improvvisamente al finestrino di Manara. È un operaio, con un oggetto familiare tra le mani. «Questo cappello è vostro?», chiede l’uomo, quasi imbarazzato. Manara resta incredulo, Fellini no. Con naturalezza prende il cappello e se lo rimette in testa come se nulla fosse. Nella sala scoppia un’altra risata collettiva: decisamente, quel cappello aveva qualcosa di magico.
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Manara racconta: fumettisti leggendari e l’elogio di Zerocalcare
La conversazione prende ora una piega diversa: Manara passa dal ricordo di Fellini al racconto delle grandi amicizie che hanno segnato la sua carriera. Parla di Hugo Pratt, maestro e compagno di avventure creative, e Tanino Liberatore, artista geniale e controverso, autori che hanno contribuito a rendere la sua esperienza nella nona arte qualcosa di unico. Cita anche Alejandro Jodorowsky e la loro collaborazione per I Borgia.
Poi la discussione si sposta sulla scena fumettistica contemporanea, e Milo Manara sorprende un po’ tutti con un elogio sincero e appassionato verso Zerocalcare. «Tra i giovani lui è uno dei più bravi», dice con convinzione, «sa essere credibile quando passa dal comico al serio e al patetico. È un autore che non teme di far arrabbiare il suo pubblico, sa far ridere e commuovere».
Nella sala c’è chi annuisce, chi sorride. Fa un certo effetto sentire una leggenda vivente parlare così di chi rappresenta la nuova generazione. Ma forse è proprio questo uno dei segreti di Manara: mantenere sempre viva la curiosità, guardando al futuro senza nostalgia.
L’Odissea, Il nome della rosa e Sin City: i progetti di Milo Manara per il 2025
Subito dopo, annuncia con una punta di orgoglio un progetto che entusiasma particolarmente la platea: «Sto lavorando con Frank Miller a un episodio di Sin City», dice con un sorriso. Un fremito attraversa la sala: Manara e Miller insieme? È qualcosa che ogni appassionato di fumetto aspettava da tempo. «La storia è di 30 pagine e ne ho già disegnate 10».
Poi cita altri due progetti in uscita: il secondo volume de Il nome della rosa e un lavoro ambizioso e visionario sull’Odissea vista dal punto di vista di Telemaco, il figlio di Ulisse che lo attende a casa.
“Il disegnatore è il mestiere più antico del mondo“: la storia personale di Manara, tra arte e fumetto
La conversazione prende una svolta più personale. «Il mestiere più antico del mondo è quello del disegnatore, al contrario di quello che si potrebbe pensare». Qualcuno sorride, «Dell’altro si dice soltanto, ma del disegno ci sono prove antichissime, dipinte sulle pareti delle caverne».
Da questo spunto parte una breve riflessione autobiografica. Manara racconta della sua infanzia, del momento preciso in cui si innamorò del disegno grazie a un piccolo asinello del presepe disegnato da uno zio ex-partigiano. «Quel semplice disegno mi folgorò, mi sembrò la cosa più bella che avessi mai visto. E da allora non ho mai più smesso».
La narrazione prosegue con gli anni della gioventù, quando, da pittore figurativo, si scontrò con la realtà della contestazione politica e sociale degli anni ’60 e ’70. «Mi resi conto che il fumetto era un mezzo più efficace per diffondere l’arte, e che rispondeva meglio alla necessità di renderla collettiva». Ascoltandolo, comprendo quanto profonda sia stata questa scelta, non solo per lui, ma per tutto il panorama artistico italiano.
Viaggio a Tulum e Mastorna prendono voce: doppiatori leggendari alla Corte degli Agostiniani
È ormai sera quando mi sposto verso la Corte degli Agostiniani, nel centro storico di Rimini. L’evento finale della giornata promette di essere memorabile: i fumetti creati da Manara con Federico Fellini, Viaggio a Tulum e Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet, prenderanno vita grazie a una performance originale e spettacolare ideata da Sabrina Zanetti, la direttrice artistica del festival.
Sul palco si alternano doppiatori straordinari come Pietro Ubaldi, Fabrizio Mazzotta, Stefano Onofri, Lucia Milano e Silvia Mazza voci inconfondibili che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza di intere generazioni. Ascolto rapito, come tutti gli altri presenti, mentre balloon e vignette diventano dialoghi vibranti. È qualcosa di unico vedere Manara seguire con emozione il suo lavoro reinterpretato in diretta.
Accanto a me sento qualcuno sussurrare emozionato: «Sto ascoltando Fellini raccontato dalla voce di Doraemon, Krusty il Clown e Lupin… È incredibile!». Non posso che sorridere, perché questa serata, fatta di fumetti, cinema e voci leggendarie, è il degno finale di una giornata che, proprio come quel cappello magico, sembra destinata a restare indelebile nella memoria.