Isabella Nagg e il vaso di basilico – Recensione

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Ingredienti

  • Una piccola fattoria ai margini dello strano villaggio di East Grasby, dove il sole è trainato da un maggiolino e i morti risorgono;
  • una donna piena di risentimento, Isabella Nagg, stanca di sopportare il suo inutile marito e infelice del suo matrimonio;
  • un’elfa, Gwendolyn Gooch, in abiti da dominatrice e le sue idee di marketing che prevedono delle mele e il mercato annuale dei Goblin;
  • un libro di magia, un famiglio felino, un vaso di basilico che non mente mai, lo Straccione che sa sempre tutto e un asino chiamato Culetto.

 

Preparazione

  • In un calderone fumante, versa della tragicommedia medievale. Fai sobbollire a fuoco lento una contadina anticonvenzionale, aggiungi Culetto con la sua innocenza che sa di zucchero filato e il grimalkin, un gattaccio ammaccato e con un occhio solo, per dare quel gusto sarcastico al brodo narrativo.
  • In un mortaio, pesta con forza la novella di Lisabetta da Messina. Usa lacrime vere come liquido di macerazione. Fai attenzione: la testa dell’amato decapitato deve essere seppellita in un vaso di basilico, che crescerà più rigoglioso del senso di colpa di chi l’ha ammazzato.
  • In una padella rosola lentamente il racconto biblico di Giuditta. Condiscilo con il sangue d’Oloferne e con uno sguardo che potrebbe trasformare Medusa in una statua. Mescola i tropes della santa, folle, carnefice, innamorata e condisci con un pizzico di female rage.
  • Quando la miscela inizia a fremere, aggiungi una manciata generosa di commenti sarcastici dell’autore. Devono pizzicare come spine di rose selvatiche. L’ironia deve tagliare più di un coltello affilato, ma con il sorriso sardonico dello Straccione.
  • Fai riposare sotto luna piena e servi su pergamena scritta a mano, con illustrazioni in inchiostro nero e sangue disseccato.

 

Il romanzo pubblicato da Mercurio, Isabella Nagg e il vaso di basilico scritto da Oliver Darkshire, è così servito. Assaporalo con cautela o nutritene con foga. Ma tieni il coltello a portata di mano, non si sa mai.

 

 

Isabella Nagg e il vaso di basilico
Isabella Nagg e il vaso di basilico

 

Trama

Ma non c’è pace per gli empi.

Né per gli stregoni.

A East Grasby il sole è trainato da una parte all’altra del cielo da un maggiolino capriccioso e i morti hanno il vizio di svegliarsi spesso nelle loro tombe non tanto per miracolo, ma per l’ostinazione a risolvere questioni rimaste in sospeso.

Ai margini del villaggio, in una piccola fattoria malconcia, vivono i coniugi Nagg, uniti, più che dal vincolo del matrimonio, da quello del sacro evitamento reciproco. Isabella Nagg conduce la sua esistenza nel modo ostinatamente ripetitivo di chi si limita a sopravvivere, dedicandosi soltanto alla preparazione di miseri pasti e alla cura di una pianta di basilico, capace di prosperare anche nelle condizioni più avverse. Così, quando il signor Nagg si presenta a casa con un libro di incantesimi rubato a Bagdemagus, lo stregone del villaggio, Isabella intravede la speranza di varcare una soglia fino ad allora inesplorata: non quella dell’eroismo, ma quella della disobbedienza.

Tra incantesimi mal riusciti, animali parlanti, frutti velenosi e goblin capitalisti, Isabella Nagg e il vaso di basilico è un romanzo brillante e surreale, a tratti malinconico e comicamente disperato, un cozy fantasy che mostra come i libri possono cambiare la vita, ma i libri di magia possono cambiare ogni cosa.

 

Isabella Nagg incontra Lisabetta, Giuditta e Lizzie

Isabella Nagg, spenta da anni di soprusi e disprezzo, prigioniera di un matrimonio logorante con un uomo che la umilia, incarna una figura femminile intrappolata nella stanchezza e nel silenzio. Il suo sfinimento non è solo fisico, ma simbolico: è la manifestazione di una rabbia profonda, repressa, che non ha mai trovato spazio per esprimersi. Ma qualcosa cambia quando Isabella entra in contatto con il libro degli incantesimi di Bagdemagus, il Gramaire per Tutti gli Usi: è da quel momento che inizia il suo riscatto.

 

Laura e Lizzie protagoniste di Goblin Market, illustrazione di Rackham
Laura e Lizzie protagoniste di Goblin Market, illustrazione di Rackham

 

 

Il libro infatti diventa veicolo per la riappropriazione di sé, simbolo di potere e consapevolezza. È come se, attraverso la magia, Isabella ritrovasse accesso a un sapere antico e dimenticato – quello della forza interiore, del diritto al desiderio, alla difesa, alla trasformazione. Come Lizzie in Goblin Market, poema di Christina Rossetti a cui a mio parere Oliver sembra ispirarsi, Isabella non esplode in una rabbia distruttiva, ma si arma di determinazione e coraggio.

Nella poesia della Rossetti due sorelle, Laura e Lizzie, sentono ogni giorno il richiamo di strani goblin mercanti che vendono frutta esotica e irresistibile. Laura cede alla tentazione e assaggia i frutti, ma presto si ammala: consumata dal desiderio non riesce più a sentire i goblin né a nutrirsi. Lizzie, allora, affronta i goblin, resiste alla loro violenza e ritorna dalla sorella con il frutto che guarisce: un gesto silenzioso ma potentissimo, un atto d’amore e di rivolta. Allo stesso modo, Isabella inizia a usare il libro per riscoprire chi è davvero e per sottrarsi alla prigionia emotiva in cui è stata rinchiusa dal matrimonio.

In questo percorso di autoconsapevolezza, Isabella mi ricorda anche la figura biblica di Giuditta: come Giuditta si trova di fronte a un potere maschile distruttivo – Oloferne nel mito biblico, il signor Nagg nel presente narrativo – e trova dentro di sé la lucidità e la forza per rovesciarlo. Giuditta non è preda della furia, ma è spinta da una rabbia giusta e salvifica, che diventa atto politico. Isabella, con i suoi incantesimi, compie un gesto analogo: trasforma la debolezza percepita in forza reale, la sottomissione in autodeterminazione.

 

Giuditta con la testa di Oloferne e la spada di Lorenzino da Bologna
Giuditta con la testa di Oloferne e la spada di Lorenzino da Bologna

 

 

Allo stesso tempo, sappiamo dalla quarta di copertina che il libro di Oliver Darkshire si ispira alla novella del Decameron di Giovanni Boccaccio, narrata da Filomena nella Giornata IV. Lisabetta da Messina dopo la perdita dell’amato trasforma il dolore in gesto rituale, ovvero custodire la testa di lui in un vaso di basilico. Isabella nasconde più di una testa in più di un vaso, ma non si limita a custodire: lei decide di agire. Il suo uso del Gramaire è modo per riappropriarsi della sua vita, della sua realtà. La magia non è evasione, ma strumento di consapevolezza.

Il corpo di Isabella, come quello di Laura, di Giuditta e di Lisabetta, è un campo di battaglia: attraversato dalla fatica, dalla rabbia repressa, dal desiderio ferito. Ma è anche un luogo di resistenza e rinascita. I frutti dei goblin, che simboleggiano il piacere proibito che corrompe, vengono trasformati da Lizzie in medicina. Così anche l’esaurimento di Isabella, la sua apparentemente muta disperazione, si trasforma in forza: grazie al libro, grazie alla sua volontà, grazie alla possibilità di accogliere la propria rabbia come motore di cambiamento.

La rabbia femminile che attraversa queste figure non è sempre esplosiva, ma è costante, profonda, resistente. Non è solo difesa, ma è un modo per ricostruire se stesse, per ricucire ciò che il dolore ha lacerato. Isabella, accedendo al linguaggio del potere magico smette di essere spettatrice della propria sofferenza e inizia a vivere come soggetto attivo, capace di dire no, di scegliere, di liberarsi. La sua non è vendetta, ma è guarigione. E in questo gesto, Isabella, come Lizzie, come Giuditta, si fa portatrice di un’altra idea di forza: quella che nasce dall’ascolto di sé, dalla consapevolezza e dalla trasformazione del dolore in atto di rinascita.

 

 

Isabella and the Pot of Basil, 1867, William Holman Hunt
Isabella and the Pot of Basil, 1867, William Holman Hunt

 

 

Il vaso di basilico, il grimalkin, l’asino Culetto e il Nuovo Mercato dei Goblin

I personaggi secondari che popolano East Grasby sono una galleria di figure grottesche, surreali e irresistibilmente fuori norma, costruiti con uno spirito che, dal mio punto di vista, è fortemente ispirato alla serie animata Disincanto di Matt Groening. Come nel fantastico e dissacrante regno medievaleggiante di Dreamland, anche qui la cornice fiabesca viene sporcata, deformata e reinterpretata con un’ironia tagliente, in cui ogni creatura sfida il suo archetipo tradizionale.

Un esempio dei tanti è rappresentato proprio dal vaso di basilico. Da silente, per effetto di un intruglio magico, diviene parlante – chiaro omaggio alla tragica Lisabetta da Messina – e si presenta come entità veritiera («io sono un vaso di basilico e non posso mentire»), sebbene celi al suo interno una mente manipolatrice e malefica. La sua voce suadente ripete verità ambigue, in un continuo gioco tra verità apparente e controllo mentale. È la coscienza ambivalente della storia, come se fosse un oracolo sarcastico con secondi fini.

Accanto a lui troviamo un gatto, il grimalkin, il famiglio di Isabella con un solo occhio. Saccente e sarcastico, ma che ha sinceramente a cuore lo stregone al quale si affianca, qualità queste che lo rendono il perfetto “Luci” della situazione.

 

 

Disincanto Matt Groening
Disincanto Matt Groening

 

Poi c’è l’asino parlante, Culetto, un topos di classica memoria da Apuleio a Collodi. Un personaggio che inizia come semplice bestia da soma, ma che, per errore magico, sviluppa improvvisamente una coscienza, un raziocinio, e diviene un vortice di domande e pensieri che ama passare il tempo con Pony e il suo quieto stoicismo. Si affeziona teneramente all’animale, che ai suoi occhi appare svampito e ingenuo, dando vita a una strana coppia comica.

I goblin, invece, sono creature ripetitive, frenetiche, ossessionate dalla vendita di mele velenose. E a vedere un possibile business nel loro commercio è Gwendolyn Gooch, un’elfa sexy vestita da dominatrice: un mix tra imprenditrice aggressiva e fata madrina del marketing digitale.

Infine, l’informatore principale della cittadina è un tipo lurido che vive in un barile e che conosce ogni segreto, complotto, adulterio o passaggio nascosto.

Tutti questi personaggi, pur se caricaturali, non sono semplici macchiette: sono strumenti attraverso cui la narrazione esplora, decostruisce e prende in giro le strutture del fantasy classico, con lo stesso spirito irriverente e anarchico che caratterizza Disincanto. In questo mondo la magia è difettosa, i ruoli sono confusi e nessuno è davvero “buono” o “cattivo”, solo tremendamente umano, anche quando è un vaso, un asino o un goblin. E proprio per questo, tremendamente divertente.

 

 

Tizio nel barile Disincanto
Tizio nel barile Disincanto

 

Stile narrativo

Lo stile narrativo dell’opera si muove con eleganza e malizia lungo il filo sottile che separa il fiabesco dal cinico, il gotico dal grottesco, in un equilibrio magistrale tra ironia letteraria e affetto per l’assurdo. La voce dell’autore non è mai invadente, ma serpeggia con complicità tra le righe. Immaginatevi Oliver Darkshire che si siede vicino a voi e sorseggiando tè comincia a spettegolare con malizia.

Ogni descrizione è intrisa di un’ironia tagliente e consapevole, con una scrittura che ammicca, che si prende gioco dei suoi stessi cliché, ma senza mai disprezzarli. L’autore non rompe la quarta parete, la piega, la stropiccia, ci disegna sopra, tuttavia lo fa con garbo, lasciando spazio a chi legge per godere dello spettacolo e sentirsene parte. È uno stile che non impone, ma invita. Non spiega, ma suggerisce. Non si prende sul serio, ma prende molto sul serio la costruzione di un mondo credibile nella sua assoluta, deliziosa assurdità.

Le note a piè di pagina sono un vero colpo di genio. Non semplici appunti esplicativi, ma piccole finestre parallele su un mondo più vasto, che pulsa sotto la superficie della trama. La vera meraviglia però – il cuore occulto e vivo dell’opera – sono senza dubbio le pagine tratte dal Gramaire: un grimorio che pare strappato da un’antica biblioteca di streghe stanche, ironiche e molto più organizzate di quanto il caos della narrazione principale lasci intuire.

 

 

Mandragora illustrazione di Zsófia Döme
Mandragora illustrazione di Zsófia Döme

 

 

In queste pagine, magistralmente inserite tra un capitolo e l’altro o apparenti come interruzioni “accidentali” della storia, si trovano descrizioni di creature magiche, piante maledette, effetti collaterali imbarazzanti di incantesimi non testati. Ogni voce del Gramaire è redatta con uno stile enciclopedico che però si apre a divagazioni, osservazioni personali dei precedenti stregoni che sono entrati in possesso del libro, correzioni e qualche lamentela annotata nei margini.

Il Gramaire non è solo un espediente narrativo, è un personaggio vero e proprio. Le sue pagine offrono la sensazione tattile di sfogliare un libro arcano, uno di quelli che ti guarda male se lo posi troppo in fretta.

In tutto questo, l’influenza di Oliver Darkshire è palpabile. Il mondo narrativo riecheggia le atmosfere eccentriche, oscure e irresistibilmente britanniche che si respirano nei suoi racconti: luoghi dove la morte prende il tè alle cinque, gli oggetti parlano, ma solo per lamentarsi e ogni incantesimo ha una clausola nascosta scritta in minuscolo. Il tono sagace, il gusto per l’inventario fantastico e l’arte di far convivere ironia e malinconia sono tratti inconfondibili di un mondo costruito con cura maniacale e amore sincero per l’immaginazione più sfrenata.

 

 

Goblin illustrazione di Tony DiTerlizzi
Goblin illustrazione di Tony DiTerlizzi

 

 

Insomma, Isabella Nagg e il vaso di basilico è un libro che non si limita a raccontare, ma vive. E invita il lettore a farne parte, con un ghigno sornione e la promessa che, sì, forse i goblin cercheranno di venderti qualcosa. Ma il vero affare è restare in questo universo il più a lungo possibile.

 

Considerazioni finali

In conclusione, l’universo narrativo costruito attorno a Isabella Nagg è un incanto sbilenco e brillante, dove l’ironia e la malinconia convivono, dove la magia è imperfetta, ma concreta. L’autore orchestra con intelligenza e leggerezza un mondo che prende in giro le convenzioni del fantasy, ma che, proprio per questo, le rinnova: ogni cliché viene smontato con affetto, ogni personaggio secondario, per quanto assurdo, contribuisce a rendere questo microcosmo coerente nella sua follia.

L’anima dell’opera risiede proprio in questa tensione tra il comico e il tragico, tra la magia e la miseria, tra la rabbia e la possibilità di rinascita. Isabella, stanca e silenziosa, si fa simbolo di tutte quelle donne dimenticate o messe a tacere con la violenza, ma qui trova finalmente un riscatto.

È un libro che diverte e che punge, che ti fa ridere con una battuta acida e subito dopo ti stringe lo stomaco con una frase sincera. Isabella Nagg e il vaso di basilico è un libro che continua a riecheggiare dentro di te anche dopo l’ultima parola.

 

Isabella e il vaso di basilico, 1907, John William Waterhouse
Isabella e il vaso di basilico, 1907, John William Waterhouse

Oliver Darkshire e Mercurio

Oliver Darkshire è uno scrittore britannico e libraio antiquario presso Sotheran’s (una delle librerie più antiche di Londra), dove passa le sue giornate circondato da tomi rari, scaffali cigolanti e un assortimento di clienti tanto eccentrici quanto i libri che cercano. Diventato una voce cult su X con l’account @deathbybadger, è noto per i suoi racconti tragicomici sulla vita da libraio, sempre intrisi di umorismo gotico e una sottile vena di disperazione esistenziale.

Introverso dichiarato, amante del tè e dell’ombra, Oliver si descrive come una “creatura notturna” con una propensione per il melodramma e la battuta tagliente. Ha ventotto anni e vive a Manchester con suo marito in una casa piena di libri che ha cercato con tutto se stesso di non collezionare.

Mercurio Books è un progetto editoriale nato a Roma da Tiziano Cancelli insieme a Matteo Trevisani, Antonio Sunseri, Leonardo Ducros, Simone Caltabellota e Francesco Pedicin. Uno sforzo collettivo audace che mira a ridefinire il rapporto del lettore con la lettura, offrendo storie che lo guidino in una “terra di mezzo”, nello spazio inconscio, sempre esistito e sempre accantonato, e sfidino le convenzioni di genere, il tutto con una forte identità visiva data dalla art director Francesca Pignataro.

 

Oliver Darkshire
Oliver Darkshire

Informazioni sul libro

Isabella Nagg e il vaso di basilico

Oliver Darshire (traduzione di Marta Olivi)

Mercurio, 2025

Copertina flessibile, 312 pp. – 20 €

ISBN: 9791281656314

 

 

La copia digitale del romanzo ci è stata gentilmente donata dalla casa editrice.